I caduti della Grande Guerra-Sabattini Alfonso
Sabattini Alfonso compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.
(*) Augusto apparteneva al 12° Reggimento Fanteria.
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Alcune note sul 12° Reggimento Fanteria, unità militare nella quale fu inquadrato Sabbatini Alfonso.
NB: Il testo sotto riportato è stato estrapolato dalla pubblicazione del Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico, Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918, Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, in 8 volumi.
(**) La trascrizione del riassunto dedicato al 12° Reggimento Fanteria è limitata alle pagg. da 159 a 162, comprendenti gli anni 1915 e 1916; per quest’ultimo è stata riportata solo la parte fino al mese di agosto, mese nel quale Alfonso morì, all'età di 30 anni.
Trascrizione del riassunto storico della Brigata Casale; pagg. 159-162.
BRIGATA CASALE
(11° e 12° FANTERIA)
Sede dei reggimenti in pace: 11° Fanteria, Forlì - 12° Fanteria, Cesena.
Distretti di reclutamento: Arezzo, Barletta, Benevento, Campobasso, Como, Ferrara,
Macerata, Massa, Napoli, Novara, Pavia, Siracusa, Trapani.
La brigata Casale all'inizio della guerra ha l'arduo compito di espugnare il Podgora, e quivi i due reggimenti combattono ininterrottamente per 14 mesi, riuscendo, nella 6ª battaglia, a conquistare l'aspro e forte pilastro della testa di ponte di Gorizia.
Entrata in azione con la 12ª divisione, la brigata Casale, avanzando in direzione delle alture del Podgora, l’8, giugno alle ore 15 perviene alle pendici di esso e a ridosso delle prime case di Lucinico.
Negli ultimi giorni del mese e nei primi di luglio (1ª battaglia dell'Isonzo: 23 giugno-7 luglio) assalta più volte le trincee nemiche, saldamente presidiate e munite di reticolati solidissimi. Non può raggiungere alcun decisivo risultato, per la pronta ed efficace reazione del nemico, e per l'impossibilitá di rimuovere i robusti reticolati che formano una barriera inespugnabile davanti alle linee avversarie, forti di tiratori e di mitragliatrici, appostate in modo da battere con tiri incrociati tutto il terreno di attacco.
I tentativi, sempre sanguinosi, sono rinnovati con pari tenacia e ardimento, nella 2ª battaglia dell'Isonzo (18 luglio-3 agosto): durante la quale, dopo fieri ed aspri combattimenti, i fanti della Casale si portano a pochi metri dai reticolati avversari.
Il loro accanimento culmina nella dura e lunga lotta combattuta nella 3ª e 4ª battaglia (18 ottobre-4 novembre, 10 novembre-5 dicembre), lotta estremamente difficile sostenuta con costante ardimento, benchè in condizioni di terreno e di clima avverse e contro linee di formidabili trinceramenti. Il Podgora infatti, come il Sabotino, costituiva uno dei due fortissimi sostegni della testa di ponte di Gorizia, ed era stato già da tempo fortificato e reso quasi inespugnabile dagli austriaci, che a tali posizioni annettevano la maggiore importanza; su di esse avevano anche predisposto un violento fuoco di sbarramento e di repressione, che si scatenava istantaneamente ogniqualvolta si pronunziava un nostro attacco.
Il 18 ottobre, ripresa l'offensiva contro la testa di ponte di Gorizia e contro il S. Michele, i reggimenti della brigata Casale, partendo dalle loro posizioni alle falde del Podgora, sostenendosi a vicenda e talora integrandosi e confondendosi nella lotta, avanzano lentamente, ma irresistibilmente sui trinceramenti nemici: superano una prima linea che difendono con incrollabile tenacia dagli attacchi avversari (1), il 22 espugnano la seconda linea; il 28, a prezzo di grandi sacrifici, attaccano la terza, che, dopo quattro giorni di lotta accanita, resa particolarmente esasperante dall'imperversare di una tremenda bufera di pioggia, vento e nevischio, cade in nostro potere.
Davanti alla quarta linea nemica i nostri ristanno e, a malgrado dei tentativi d'irruzione degli austriaci, respinti in furiosi corpo a corpo, e degli intensi bombardamenti sopportati con rara abnegazione essi si rafforzano, nell'attesa di potere presto riprendere, con eguale slancio, l'assalto. Le loro perdite sono gravi, il cattivo tempo, ed il freddo intenso aumentano i loro disagi, il fango inutilizza le armi, ma i bravi fanti della Casale rimangono saldi di fronte ai furiosi contrattacchi sferrati dal nemico nelle notti sul 7 e sul 10 novembre e non cedono neppure un palmo del terreno, così a caro prezzo e faticosamente conquistato.
L’11 novembre, pur perdurando le sfavorevoli condizioni di tempo e del terreno, i battaglioni della Casale assaltano la quarta linea nemica. L'azione pronta ed energica, è magnifica: le trincee avversarie sono espugnate e sorpassate fino al Vallone dell'acqua, ove il nemico abbandona oltre 600 cadaveri. Nè qui si arresta l'azione dei nostri, che, attaccando sempre con maggior lena, il 19 e 20 tolgono agli austriaci la quinta e sesta linea e si portano quindi a contatto dei reticolati avversari sull'alto del Calvario (q. 184) e del Podgora. Quivi in trincea, sotto le continue offese del nemico e in mezzo al fango prodotto dalle persistenti pioggie, la brigata resta fino alla fine di dicembre. Nei primi di gennaio del nuovo anno, dopo sette mesi di lotta ininterrotta, lascia quelle posizioni sulle quali ritornerà presto a rinnovare la gloria e l'eroismo che hanno fruttato ai suoi reggimenti la medaglia d'oro al valor militare. Passa quindi a riposo presso Pradis e Villanova dell'Isonzo per riordinarsi. Nelle due ultime battaglie la brigata ha avuto fuori combattimento 2822 uomini di truppa e 86 ufficiali.
(1) Lo slancio dei fanti della Casale è rilevato anche nella relazione austriaca del Generale Boroevic.
Alla fine di gennaio essa è di nuovo in linea sul Podgora e vi rimane per circa un mese; vi ritorna poi il 22 marzo e non se ne allontana che il 12 agosto, dopo avere definitivamente strappato al nemico quelle forti e importanti posizioni, guadagnata la riva opposta dell'Isonzo, e messo piede in Gorizia redenta.
Nell'attacco della testa di ponte di Gorizia, alla brigata, schierata per ala col 12° contro il Podgora e l’11° contro il Calvario, sono assegnati, come primo obbiettivo, l'espugnazione di questo forte pilastro e il raggiungimento della riva sinistra dell'Isonzo.
Nella mattinata del 6 agosto le nostre artiglierie aprono con estrema violenza il fuoco contro le difese nemiche; alle ore 16 l’11° scatta con balzo travolgente e, vinte successive accanite resistenze, riesce, all'imbrunire, a superare le difese di cresta del Calvario ed a discendere il versante orientale del monte fino al villaggio di Podgora. Il nemico tenta, contrattaccando violentemente, di contrastargli l'avanzata e da « Tre Croci » e dalla « Cappelletta » ne ostacola in tutti i modi il movimento. Alle ore 17 viene dato ordine al 12° di avanzare. Al 12º fanteria era stato affidato l'attacco di q. 240 (Podgora) e doveva subordinare la propria azione ai risultati dell'11° fanteria; esso perciò attacca risolutamente la Cappelletta e le Tre Croci riuscendo a metter piede nelle prime trincee di dette posizioni.
La testa di ponte di Gorizia intanto incomincia a crollare dinanzi agli irresistibili attacchi del VI Corpo d'armata italiano ed il giorno 7 l'unica speranza austriaca è riposta nel contrattacco che le truppe del Podgora debbono sferrare contro il Calvario per ristabilire, in in quel tratto, la situazione e mantenere ancora una piccola occupazione sulla sinistra del fiume. Accanitamente contrattaccano alle ore 21 del giorno 7 i battaglioni austriaci del Podgora, ma le truppe della Casale resistono tenacemente costringendo il nemico a ripassare il fiume e lasciare quelle forti posizioni che avevano visto 14 mesi di aspra e sanguinosa lotta. Durante i tre giorni di combattimento erano caduti nelle mani della brigata Casale 2000 prigionieri, oltre ad un ricco ed abbondante bottino di guerra.
La brigata Casale proseguendo nella sua avanzata ed essendo stati i ponti dell'Isonzo interrotti, verso le ore 15 dell’8 agosto, con alcuni reparti del Il e tutto il I battaglione dell’11° passa a guado l'Isonzo ed occupa la riva sinistra del fiume.
Quindi il 10 e l’11 agosto muove all'assalto delle alture di S. Marco e di quelle a sud-est di S. Andrea (Gorizia), raggiungendo la linea del Vertojbica, ove è arrestata dalla vivace resistenza nemica, anche da fortissimi ostacoli di vario genere che non è possibile rimuovere, e dalla forte linea di difesa, da tempo organizzata.
Il giorno 12 agosto la brigata Casale, .....