Caduti di Monterenzio-Prima guerra Mondiale

Rosa Giuseppe di Antonio

 
I caduti della Grande Guerra-Rosa Giuseppe

Rosa Giuseppe compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Rosa Giuseppe

di Antonio
Nato a Monterenzio nel 1885, dimorante a Monterenzio

caporale del 80° Regg. Fanteria
morto per grippe nell'ospedaletto da campo 328 l'8 novembre 1918.
Bracciante.
Ammogliato, lascia due orfani, un maschio e una femmina.

 


 

Sabattini Alfonso di Virgilio

 
I caduti della Grande Guerra-Sabattini Alfonso

Sabattini Alfonso compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Sabattini Alfonso

di Virgilio
Nato a Monterenzio nel 1886, dimorante a Monterenzio

soldato della 12° Regg. Fanteria
morto per ferite sul campo nel Podgora l'8 agosto 1916.
Bracciante.
Celibe.

 

 

(*) Augusto apparteneva al 12° Reggimento Fanteria.

....

 


 

Alcune note sul 12° Reggimento Fanteria, unità militare nella quale fu inquadrato Sabbatini Alfonso.

NB: Il testo sotto riportato è stato estrapolato dalla pubblicazione del Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico, Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918, Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, in 8 volumi.

(**) La trascrizione del riassunto dedicato al 12° Reggimento Fanteria è limitata alle pagg. da 159 a 162, comprendenti gli anni 1915 e 1916; per quest’ultimo è stata riportata solo la parte fino al mese di agosto, mese nel quale Alfonso morì, all'età di 30 anni.

 

Trascrizione del riassunto storico della Brigata Casale; pagg. 159-162.

BRIGATA CASALE
(11° e 12° FANTERIA)
Sede dei reggimenti in pace: 11° Fanteria, Forlì - 12° Fanteria, Cesena.
Distretti di reclutamento: Arezzo, Barletta, Benevento, Campobasso, Como, Ferrara,
Macerata, Massa, Napoli, Novara, Pavia, Siracusa, Trapani.

 

(**) Anno 1915

La brigata Casale all'inizio della guerra ha l'arduo compito di espugnare il Podgora, e quivi i due reggimenti combattono ininterrottamente per 14 mesi, riuscendo, nella 6ª battaglia, a conquistare l'aspro e forte pilastro della testa di ponte di Gorizia.

Entrata in azione con la 12ª divisione, la brigata Casale, avanzando in direzione delle alture del Podgora, l’8, giugno alle ore 15 perviene alle pendici di esso e a ridosso delle prime case di Lucinico.

Negli ultimi giorni del mese e nei primi di luglio (1ª battaglia dell'Isonzo: 23 giugno-7 luglio) assalta più volte le trincee nemiche, saldamente presidiate e munite di reticolati solidissimi. Non può raggiungere alcun decisivo risultato, per la pronta ed efficace reazione del nemico, e per l'impossibilitá di rimuovere i robusti reticolati che formano una barriera inespugnabile davanti alle linee avversarie, forti di tiratori e di mitragliatrici, appostate in modo da battere con tiri incrociati tutto il terreno di attacco.

I tentativi, sempre sanguinosi, sono rinnovati con pari tenacia e ardimento, nella 2ª battaglia dell'Isonzo (18 luglio-3 agosto): durante la quale, dopo fieri ed aspri combattimenti, i fanti della Casale si portano a pochi metri dai reticolati avversari.

Il loro accanimento culmina nella dura e lunga lotta combattuta nella 3ª e 4ª battaglia (18 ottobre-4 novembre, 10 novembre-5 dicembre), lotta estremamente difficile sostenuta con costante ardimento, benchè in condizioni di terreno e di clima avverse e contro linee di formidabili trinceramenti. Il Podgora infatti, come il Sabotino, costituiva uno dei due fortissimi sostegni della testa di ponte di Gorizia, ed era stato già da tempo fortificato e reso quasi inespugnabile dagli austriaci, che a tali posizioni annettevano la maggiore importanza; su di esse avevano anche predisposto un violento fuoco di sbarramento e di repressione, che si scatenava istantaneamente ogniqualvolta si pronunziava un nostro attacco.

Il 18 ottobre, ripresa l'offensiva contro la testa di ponte di Gorizia e contro il S. Michele, i reggimenti della brigata Casale, partendo dalle loro posizioni alle falde del Podgora, sostenendosi a vicenda e talora integrandosi e confondendosi nella lotta, avanzano lentamente, ma irresistibilmente sui trinceramenti nemici: superano una prima linea che difendono con incrollabile tenacia dagli attacchi avversari (1), il 22 espugnano la seconda linea; il 28, a prezzo di grandi sacrifici, attaccano la terza, che, dopo quattro giorni di lotta accanita, resa particolarmente esasperante dall'imperversare di una tremenda bufera di pioggia, vento e nevischio, cade in nostro potere.

Davanti alla quarta linea nemica i nostri ristanno e, a malgrado dei tentativi d'irruzione degli austriaci, respinti in furiosi corpo a corpo, e degli intensi bombardamenti sopportati con rara abnegazione essi si rafforzano, nell'attesa di potere presto riprendere, con eguale slancio, l'assalto. Le loro perdite sono gravi, il cattivo tempo, ed il freddo intenso aumentano i loro disagi, il fango inutilizza le armi, ma i bravi fanti della Casale rimangono saldi di fronte ai furiosi contrattacchi sferrati dal nemico nelle notti sul 7 e sul 10 novembre e non cedono neppure un palmo del terreno, così a caro prezzo e faticosamente conquistato.

L’11 novembre, pur perdurando le sfavorevoli condizioni di tempo e del terreno, i battaglioni della Casale assaltano la quarta linea nemica. L'azione pronta ed energica, è magnifica: le trincee avversarie sono espugnate e sorpassate fino al Vallone dell'acqua, ove il nemico abbandona oltre 600 cadaveri. Nè qui si arresta l'azione dei nostri, che, attaccando sempre con maggior lena, il 19 e 20 tolgono agli austriaci la quinta e sesta linea e si portano quindi a contatto dei reticolati avversari sull'alto del Calvario (q. 184) e del Podgora. Quivi in trincea, sotto le continue offese del nemico e in mezzo al fango prodotto dalle persistenti pioggie, la brigata resta fino alla fine di dicembre. Nei primi di gennaio del nuovo anno, dopo sette mesi di lotta ininterrotta, lascia quelle posizioni sulle quali ritornerà presto a rinnovare la gloria e l'eroismo che hanno fruttato ai suoi reggimenti la medaglia d'oro al valor militare. Passa quindi a riposo presso Pradis e Villanova dell'Isonzo per riordinarsi. Nelle due ultime battaglie la brigata ha avuto fuori combattimento 2822 uomini di truppa e 86 ufficiali.

(1) Lo slancio dei fanti della Casale è rilevato anche nella relazione austriaca del Generale Boroevic.

 

(**) Anno 1916

Alla fine di gennaio essa è di nuovo in linea sul Podgora e vi rimane per circa un mese; vi ritorna poi il 22 marzo e non se ne allontana che il 12 agosto, dopo avere definitivamente strappato al nemico quelle forti e importanti posizioni, guadagnata la riva opposta dell'Isonzo, e messo piede in Gorizia redenta.

Nell'attacco della testa di ponte di Gorizia, alla brigata, schierata per ala col 12° contro il Podgora e l’11° contro il Calvario, sono assegnati, come primo obbiettivo, l'espugnazione di questo forte pilastro e il raggiungimento della riva sinistra dell'Isonzo.

Nella mattinata del 6 agosto le nostre artiglierie aprono con estrema violenza il fuoco contro le difese nemiche; alle ore 16 l’11° scatta con balzo travolgente e, vinte successive accanite resistenze, riesce, all'imbrunire, a superare le difese di cresta del Calvario ed a discendere il versante orientale del monte fino al villaggio di Podgora. Il nemico tenta, contrattaccando violentemente, di contrastargli l'avanzata e da « Tre Croci » e dalla « Cappelletta » ne ostacola in tutti i modi il movimento. Alle ore 17 viene dato ordine al 12° di avanzare. Al 12º fanteria era stato affidato l'attacco di q. 240 (Podgora) e doveva subordinare la propria azione ai risultati dell'11° fanteria; esso perciò attacca risolutamente la Cappelletta e le Tre Croci riuscendo a metter piede nelle prime trincee di dette posizioni.

La testa di ponte di Gorizia intanto incomincia a crollare dinanzi agli irresistibili attacchi del VI Corpo d'armata italiano ed il giorno 7 l'unica speranza austriaca è riposta nel contrattacco che le truppe del Podgora debbono sferrare contro il Calvario per ristabilire, in in quel tratto, la situazione e mantenere ancora una piccola occupazione sulla sinistra del fiume. Accanitamente contrattaccano alle ore 21 del giorno 7 i battaglioni austriaci del Podgora, ma le truppe della Casale resistono tenacemente costringendo il nemico a ripassare il fiume e lasciare quelle forti posizioni che avevano visto 14 mesi di aspra e sanguinosa lotta. Durante i tre giorni di combattimento erano caduti nelle mani della brigata Casale 2000 prigionieri, oltre ad un ricco ed abbondante bottino di guerra.

La brigata Casale proseguendo nella sua avanzata ed essendo stati i ponti dell'Isonzo interrotti, verso le ore 15 dell’8 agosto, con alcuni reparti del Il e tutto il I battaglione dell’11° passa a guado l'Isonzo ed occupa la riva sinistra del fiume.

Quindi il 10 e l’11 agosto muove all'assalto delle alture di S. Marco e di quelle a sud-est di S. Andrea (Gorizia), raggiungendo la linea del Vertojbica, ove è arrestata dalla vivace resistenza nemica, anche da fortissimi ostacoli di vario genere che non è possibile rimuovere, e dalla forte linea di difesa, da tempo organizzata.

Il giorno 12 agosto la brigata Casale, .....

 


 

Salvardi Silvio di Luigi

 
I caduti della Grande Guerra-Salvardi Silvio

Salvardi Silvio compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Salvardi Silvio

di Luigi
Nato a San Lazzaro di Savena nel 1884, dimorante a Monterenzio

soldato del 135° Regg. Fanteria
morto per tubercolosi a Budrio il 24 novembre 1916.
Macellaio.
Ammogliato, lascia un orfano.

 


 

Spisni Amedeo di ...

 
I caduti della Grande Guerra-Spisni Amedeo

Spisni Amedeo compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

NB: Di questo militare non sono riuscito a reperire dati.

 
 

Spisni Amedeo

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Spisni Domenico di Giuseppe

 
I caduti della Grande Guerra-Spisni Domenico

Spisni Domenico compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Spisni Domenico

di Giuseppe
Nato a Monterenzio nel 1889, dimorante a Monterenzio

soldato dell 82° Regg. Fanteria (Brigata Torino)
soldato del 144° Regg. Fanteria (Brigata Taranto)
disperso sul campo in combattimento, il 18 giugno 1916.
Muratore.
Celibe.

 
 

(*) Dai documenti in mio possesso, Domenico risulta essere appartenuto a due/tre differenti Brigate. Secondo i siti Caduti Grande Guerra e Albo d’Oro egli appartenne all’82° Reggimento fanteria, Brigata Torino. Per il Museo del Risorgimento e il sito Storia e Memoria di Bologna venne inquadrato nel 144° Reggimento fanteria, Brigata Taranto.

Per quanto concerne la data di morte di Domenico, invece, i siti concordano nell'indicare il 18 giugno 1916.
Il luogo di sepoltura risulta ignoto.

Le fonti disponibili che riguardano questo caduto presentano un'evidente discrepanza in riferimento al reparto nel quale militava: alcuni documenti indicano che Domenico fosse inquadrato nell'82° Reggimento fanteria, Brigata Torino, mentre altri lo assegnano al 144° Reggimento fanteria, Brigata Taranto, in seguito rinumerato 150° Reggimento fanteria, Brigata Trapani.

Tale divergenza assume particolare rilievo se si confrontano i diari storici delle suddette Brigate e la cronologia delle operazioni militari nelle quali esse furono coinvolte nel giugno 1916.

In quel periodo, l'82° Reggimento era schierato sul fronte dolomitico, dove prese parte alle azioni che si svolsero tra il 15 e il 21 maggio contro le posizioni Sief-Settsass-Selletta del Sasso di Stria e, successivamente, al tentativo, intrapreso il 26 maggio, di conquistare la posizione del M. Sief detta “Piramide Nevosa”. Nulla di rilevante viene segnalato nel mese di giugno, per questo Reggimento.

Il 144° Reggimento, dal canto suo, operava nel settore trentino, tra Monte Cengio, Val Lastaro e Monte Zovetto, dove svolse un ruolo di primo piano nei violenti combattimenti che si susseguirono nel corso della Strafexpedition, l'offensiva austro-ungarica lanciata contro il fronte italiano tra maggio e giugno 1916.

A rendere più complessa la ricostruzione della storia di Domenico contribuisce anche la doppia numerazione del Reggimento: la documentazione relativa al giugno 1916 identifica infatti il reparto come 144° Reggimento fanteria. La questione della successiva rinumerazione è illustrata nelle nota critica.

Domenico Spisni fu dichiarato disperso sul campo il 18 giugno 1916.

La coincidenza tra la data della scomparsa, il settore operativo e le rispettive storie dei Reggimenti rende cronologicamente plausibile l'ipotesi della sua appartenenza al 144° Reggimento fanteria.

Nota critica. I Riassunti storici dei Reggimenti 144°/150° presentano una contraddizione riguardo alla loro designazione numerica. Nella storia della Brigata Taranto si afferma che il 144° Reggimento assunse tale numerazione a partire dal 28 dicembre 1917, avendo avuto in precedenza il numero 150°; nella scheda della Brigata Trapani si sostiene invece che il 144° assunse il numero 150° nella medesima data. Tale discrepanza, presente nella stessa pubblicazione, ingenera confusione e non consente di stabilire con certezza quale delle due ricostruzioni sia corretta senza il riscontro di ulteriori fonti primarie, al momento non disponibili.

Permane inoltre la discordanza con le fonti storiche che attribuiscono Domenico Spisni all'82° Reggimento Fanteria, compreso l'autorevole Albo d'Oro dei Caduti, senza che sia possibile stabilire se tale divergenza derivi da un errore materiale o da una diversa trascrizione delle fonti.

 


 

Alcune note sui Reggimenti di fanteria 82° (Brigata Torino) e 144°/150° (Brigate Taranto/Trapani), unità militari nelle quali risulta essere stato inquadrato Spisni Domenico.

NB: I testi sotto riportati sono stati estrapolati dalla pubblicazione del Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico, Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918, Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, in 8 volumi.

(**): Le trascrizioni dei riassunti dedicati alle Brigate Torino, Taranto e Trapani sono limitate alle pagg. 97-98 per la prima, 65 per la seconda e 123-127 per la terza. Tali pagine comprendeno gli anni 1915 e 1916. Per quest'ultimo anno è stata riportata solo la parte fino al mese di giugno, mese nel quale è morto Spisni Domenico.

Trascrizione del riassunto storico della Brigata Torino; pagg. 97-98.

BRIGATA TORINO, (81° e 82° FANTERIA)
Sede dei reggimenti in pace: Roma:
Distretti di reclutamento: Castrovillari, Catania, Milano, Mondovì, Novara, Padova, Siena, Siracusa, Venezia.

 

(**) Anno 1915

Partita da Roma alla metà di maggio, la brigata Torino giunge a Conegliano e Susegana e, dopo successive tappe a Vittorio Veneto, Forno di Zoldo, Longarone, Mareson, Staulanza e Fornaza, è destinata nella regione dell'Alto Cordevole, ove il 3 giugno si schiera nel tratto Larzonei-M. Porè, alla dipendenza della 17a divisione. Il 15 per appoggiare l'azione che il battaglione alpini Val Chisone svolge contro il Sasso di Stria, quattro compagnie dell’81° fanteria puntano verso il Castello di Buchenstein ed Andraz occupando il primo; mentre il giorno successivo il VI,82° si impadronisce di Andraz.

La notte del 17, in seguito agli avvenimenti svoltisi nei settori laterali, i reparti citati rientrano nelle loro linee di partenza sul Monte Poré.

In luglio, iniziatisi gli attacchi agli sbarramenti dell'Alto Cordevole, la brigata ha il compito di tendere all'occupazione della cortina Settsass-M. Sief ed il 15 luglio, dopo aspra e tenace lotta, riesce a rafforzarsi con alcuni suoi reparti al margine del bosco che fronteggia la cortina stessa; nei giorni 16 e 17 rettifica e consolida ancora la linea raggiunta. Il 18 ottobre si inizia un'azione offensiva per la conquista della conca di Valparola-Settsas-M. Sief, che si svolge accanita e violenta per parecchi giorni senza però tangibili risultati a causa della consistenza delle difese passive e della insidiosa e tenace difesa del nemico; gli attacchi ripetuti riescono solo a fare avanzare in vari tratti la nostra linea fino a portarla a contatto del primo ordine dei reticolati nemici.

Dopo una breve sosta, dal 2 al 12 novembre, l'azione viene ripresa sempre fra le citate difficoltà e con alterna vicenda; i reparti della « Torino » superano il primo ordine di reticolati antistanti le posizioni nemiche nel tratto Settsass-Sief, ma l'attiva reazione dei difensori non permette di penetrare nella prima linea austriaca. Le operazioni di questo anno costano alla brigata la perdita di circa 400 uomini di truppa e 34 uffciali. L'inverno sospende ogni altra attività.

 

(**) Anno 1916

Fino all'aprile nessuno episodio di speciale importanza ha luogo. Il 15 maggio il I/81° ed il V/82° tentano un attacco di viva forza contro le posizioni della cortina Sief-Settsass-Selletta del Sasso di Stria con scarsi risultati; il 21 maggio l'attacco viene rinnovato da due battaglioni dell' 81° e due dell’82°, ma la viva reazione avversaria obbliga i reparti a ripiegare sulle linee di partenza.

Il 26 ha luogo una ripresa offensiva diretta alla conquista della posizione del M. Sief detta « Piramide Nevosa »; il II/81° riesce ad occupare la trincea avversaria, ma un violento contrattacco lo induce ad abbandonarla.

Nel settembre .....

 


 

Trascrizione del riassunto storico della Brigata Taranto; pagg. 65-66.

BRIGATA TARANTO (143° e 144º già 150° FANTERIA)
Costituita il 7 giugno 1916: il comando di brigata dal deposito del 39° fanteria; il 143°, costituito fin dal 27 aprile 1915 dal deposito dell' 86° in prima formazione e da quello del 39° in seconda formazione: il 144°, già formato sin dal 4 gennaio 1915 (che fino al 28 dicembre 1917 aveva il numero di 150°), dai depositi del 31º e dell 85° (1).

 

(**) Anno 1916

Con riparti reduci dalla Libia, la brigata si costituisce in Napoli nei giorni 7 e 8 giugno.

Il 144° assume inizialmente il numero di 150° che conserva fino al 28 dicembre 1917. Dal 26 al 30 giugno la « Taranto » è inviata, per ferrovia nei pressi di Padova, ove inizia un periodo di intensa istruzione.

Essa è assegnata alla 48a divisione.

Il 7 agosto è trasferita nei pressi di Villanova Judrio fra Cortello e Lumignacco e di qui, lo stesso giorno, il 143° disloca un battaglione a q. 206 e gli altri due verso q. 148 per concorrere, l'indomani, all’attacco delle posizioni nemiche tra il Grafenberg e l'Osteria. Il 150° è inviato a Valerisce.

Il giorno 8 il 143° attacca M. Cave e, con abile manovra, riesce il occuparlo; a sera tutta la brigata è schierata sulla fronte che dal declivio settentrionale del Grafenberg scende sull'Osteria passando per la Cima di M. Cave. Il 9 riceve ordine di passare l'Isonzo e di puntare verso S. Marco (q. 171); l’avanzata procede spedita vincendo piccole resistenze, ma, non-

(1) Il 144° assunse tale numero il 28 dicembre 1917 e fino a detto giorno aveva quello di 150°. Il cambio tra i due reggimenti fu soltanto di numerazione e non di Bandiera e di personale. Pertanto le due medaglie di bronzo concesse al 144° devono intendersi attribuite al 150° (già 144°) poichè le date ed i fatti d'arme ai quali esse si riferiscono, riguardano combattimenti (il 3-18 giugno al M. Cengio - in Val Lastaro ed a M. Zovetto e l’8-9 agosto in Tal Peumica e q. 138) ai quali - come risulta dal presente riassunto - partecipò il 150° mentre era 144° (vedi brigata Trapani).

....

 


 

Trascrizione del riassunto storico della Brigata Trapani; pagg. 123-127.

BRIGATA TRAPANI (149° e 150º già 144° FANTERIA)
Costituita originariamente il 5 marzo 1915 coi reggimenti 143°, 144° e 149° formati, rispettivamente, il 27 aprile 1915. il 1° ed il 4 gennaio 1915, dai depositi dell’86°, dell'85° e del 6°. Il deposito dell'85° costituisce anche il comando di brigata. Il 6 maggio, il 143°, inviato in Tripolitania, cessa di farne parte. Il 4 giugno 1917 il 149° è disciolto ed è sostituito dal 164° che appartiene alla brigata fino al 20 luglio delle stesso anno, allorchè passa alla brigata Lucca. In pari data è ricostituito il 149°.

Il 28 dicembre 1917 il 144° assume il numero 150° ed attinge anche al deposito del 31° fanteria (1).

(1) Il 150° assunse tale numero il 28 dicembre 1917: fino a detto giorno aveva quello di 144°. Il cambio fra i due reggimenti fu soltanto di numerazione e non di Bandiera e di personale. Pertanto le due medaglie di bronzo concesse al 144° devono intendersi attribuite al 150° (già 144°) poiché le date ed i fatti d'arme ai quali esse si riferiscono riguardano combattimenti (il 3-18 giugno 1916 al M. Cengio, in Val Lastaro ed a M. Zovetto e l’8-9 agosto 1916 in Val Peumica e q. 138) ai quali, come risulta dal presente riassunto, partecipò il 150° mentre era 144° (vedi brigata Taranto).

 

(**) Anno 1915

Il 149º raccolto a Brindisi è inviato a Treviso, ove arriva nei giorni 23 e 24 giugno. Tra l’8 e il 10 luglio giungono a Spresiano e Maserada il comando di brigata ed il 144°, proveniente il primo da Palermo ed il secondo da Trapani. La brigata è per ora a disposizione del Comando Sapremo. Il 25 luglio è inviata a Palmanova e nei giorni successivi nella zona fra Jalmicco e Claujano. Passata il 22 agosto alla dipendenza della 23ª divisione e avvicinata, all'Isonzo, accampo fra Cadorlina e Bozzatta, continuando il programma di esercitazioni e di allenamento iniziato ed impiegando a turno alcuni suoi riparti in lavori di rafforzamento e di sistemazione stradale.

Il 19 settembre il 140° è destinato alla difesa della zona costiera di Aquileia, e accantonata tra detta località e Monastero.

Il 21 ottobre la brigata passa l'Isonzo e si disloca fra Pieris, S. Canziano e Begliano, inviando il 144° a Ronchi a disposizione del comando delle 14ª divisione, alla cui dipendenza temporanea passa, il 24, tutta la brigata assumendo la difesa del settore di M. Sei Busi - Vermegliano. Inizia quivi, e continua per i mesi di novembre e dicembre, una serie di azioni di logoramento condotte da ardite pattuglie o da interi riparti. Degna di maggiore rilievo è quella dell’11 novembre nella quale, mentre il 149° impegna dimostrativamente il nemico, riparti dei battaglioni I e III del 144°, agenti a cavallo della dorsale di M. Sei Basi, raggiungono due volte gli obbiettivi assegnati e altrettante sono costretti i ripiegare per il violento fuoco avversario.

Le perdite di questa sola giornata sono di 11 ufficiali e 486 militari di truppa.

 

(**) Anno 1916

Rilevata nelle consuete posizioni dalla « Cremona », il 12 gennaio la brigata e inviata a riposo sulla destra dell'Isonzo.

L’11 febbraio essa è schierata nel settore di Monfalcone in sostituzione della « Pinerolo » e qui alterna i suoi riparti nella incessante lotta di logoramento fino al 13 marzo, nel qual giorno essi tentano di raggiungere le posizioni avversarie delle quote 121, 85, 77 e 21, ma la reazione nemica e la pioggia incessante che allaga in diversi punti il terreno d'azione, non permettono di conseguire i risultati voluti. Altri attacchi dimostrativi diretti verso le quote 85 e 121 sono condotti da riparti di entrambi i reggimenti nei giorni 27 e 28 marzo, per appoggiare l'azione che svolge il VI corpo d'armata.

Rilevata dalla « Friuli », il 24 aprile è inviata fra Aquileia e Terzo ed è spostata, tra il 7 e 9 maggio, nella zona Pasian Schiavonesco - Villaorba - Basagliapenta e Blessano, passando, il giorno 10, alla dipendenza della 32ª divisione.

Tra il 25 e il 26 maggio la brigata, raccolta a Casarsa, è inviate, per ferrovia a Vicenza; ma dopo soli due giorni trasferita a Recoaro (1ª armata) ed il 30 maggio, a Ponte Verde.

Il comando di brigata ed il 144° partono il 1° giugno, con automezzi, per Osteria di Campiello, allo scopo di rinforzare la brigata Granatieri impegnata nella difesa di M. Cengio e M. Barco.

Durante il trasferimento un novo ordine arresta il 144° a Caltrano, da dove distacca i battaglioni I e III verso la conca di Paù essendo colà impellente l’arrivo di rinforzi; il II battaglione è inviato a Osteria di Campiello, ove il giorno 3 affluiscono anche gli altri due battaglioni per accorrere alla difesa del M. Cengio seriamente minacciato.

Difatti il I/144° appena giunto sul detto monte, entra in azione e con una serie di brillanti contrattacchi, sbarra al nemico la Val Canaglia: contemporaneamente il II battaglione entra in azione sul M. Barco ed il III viene nuovamente inviato verso M. Paù, ove il nemico preme violentemente. L'eroico contegno del reggimento merita la concessione della medaglia di bronzo al valore. La pressione avversaria impone un parziale ripiegamento che viene effettuato in perfetto ordine. Il 114° è inviato a Casera Sunnio, ma ristabilitasi la situazione, il 4 giugno è inviato nella conca di Paù per il rafforzamento di quelle posizioni.

Il 149° è inviato, alla dipendenza della 30ª divisione, fra Spiazzo Croce e M. Lemerle, ove il 15 giugno impegna i suoi battaglioni I o III nell'attacco contro il M. Lemerle che viene brillantemente preso alla baionetta, respingendo per oltre 400 metri il nemico che lascia sul terreno 1500 uomini; le perdite dei due battaglioni sono forti: 24 ufficiali e 661 militari di truppa.

Il 20 giugno la « Trapani » è inviata a riposo a Sarcedo (comando truppe Altopiano) ove comincia il suo riordinamento, che prosegue a Bressanvido ove è trasferita il 1° luglio (23ª divisione). Destinata nuovamente sulla fronte isontina (45ª divisione). Il 21 luglio è schierata sul M. Sabotino.

Nei primi giorni di agosto si inizia lo schieramento delle truppe per la imminente battaglia di Gorizia e la « Trapani » si ammassa - quale riserva divisionale - a Valle di Rio Mulini col 144° ed un battaglione del 149°, schierando gli altri due battaglioni (I e III del 149°) verso Casa Abete.

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Spisni Salvatore di Luigi

 
I caduti della Grande Guerra-Spisni Salvatore

Spisni Salvatore compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Spisni Salvatore

di Luigi
Nato a Monterenzio nel 1896, dimorante a Monterenzio

soldato della 230° Regg. Fanteria
morto per ferite sul campo l'11 febbraio 1917.
Bracciante.
Celibe.

 


 

Tattini Alfonso di ...

 
I caduti della Grande Guerra-Tattini Alfonso

Tattini Alfonso compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

NB: Di questo militare non sono riuscito a reperire dati.

 
 

Tattini Alfonso

di ...
Nato a ... nel ..., dimorante a ...

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Tattini Domenico Giuseppe di Angelo

 
I caduti della Grande Guerra-Tattini Domenico Giuseppe

Tattini Domenico Giuseppe compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Tattini Domenico Giuseppe

di Angelo
Nato a Monghidoro nel 1885, dimorante a Monterenzio

soldato del 82° Regg. Fanteria
morto per malattia a Monterenzio il 29 ottobre 1917.
Colono.
Ammogliato, lascia cinque orfani, tre maschi e due femmine.

 


 

Tedeschi Massimo di Domenico

 
I caduti della Grande Guerra-Tedeschi Massimo

Tedeschi Massimo compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

NB: Dai documenti degli archivi consultati emergono discordanze sul luogo di nascita di questo caduto. In un elenco il luogo di nascita indicato è Monterenzio, in un altro Firenzuola. L'anno di nascita e l'anno di morte concordano in entrambi gli elenchi. Al momento, sto conducendo ulteriori ricerche onde chiarire l'effettivo luogo di nascita.

 
 

Tedeschi Massimo

di Domenico
Nato a Monterenzio nel 1895, dimorante a Monterenzio

soldato del 158° Regg. Fanteria
morto per ferite sul campo il 15 settembre 1915.
Colono.
Celibe.

 
 

Alcune note sull 158° Reggimento di Fanteria, unità militare nella quale fu inquadrato Tedeschi Massimo.

NB: Il testo sotto riportato è stato estrapolato dalla pubblicazione del Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico, 
Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918,
 Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, in 
8 volumi.

(**): La trascrizione è limita alle pagg. 271 e 272 riguardanti l'anno 1915, anno di morte del Tedeschi.

Il 158° e il 157° Reggimenti di Fanteria concorsero, il 1° marrzo 1915, a formare una nuova Brigata: la Brigata Liguria.

(**) Anno 1915

La brigata Liguria, all’inizio delle ostilità è accantonata nei dintorni di Udine, alla dipendenza della 33a divisione. Il 29 maggio si porta ad Albana (medio Judrio) inviando un battaglione a Planina per vigilare verso il ponte di Plava,
 Il 4 giugno si trasferisce sul M. Korada e dopo pochi giorni spinge l’occupazione fino alla sponda destra dell’Isonzo nel tratto Goljevo - Anhovo - Lozice.
 Il 15 giugno torna agli accampamenti di Case Fols ed il 20 è ancora in linea nella zona S. Jakob — Kambresko.
 Al pronunciarsi della prima nostra offensiva si disloca nel tratto Planina — Maria Zell, distaccando reparti di vigilanza sull’Isonzo ed il 1° luglio si schiera col 157° nella zona M. Globocak e col 158° sul rovescio di q. 674, compiendo operazioni dimostrative con attività di pattuglie.  
Il 157° fanteria col comando della brigata, lasciata la citata zona si porta l’11 luglio con la 33a divisione in quella di Caporetto accampando a Svina: il 30 luglio, formando brigata col XLVII battaglione bersaglieri, si schiera sulle posizioni Vrata — Vrsik — Potoce, spingendo ricognizioni verso M. Smogar, M. Veliki, M. Lemez, M. Vrsik e M. Lipnik.
 Contro questi obiettivi opera dal 14 agosto al 3 settembre: dimostrativamente verso il Lemez o lo Smogar, a fondo verso il Vrsik ed il Lipnik. L’azione culmina il 15 agosto con l’occupazione della trincea detta dell’"Osservatorio" da parte del 157°, e delle prime trincee del Vrsik da parte dei bersaglieri. Nei giorni successivi non è possibile conseguire ulteriori vantaggi per la difficoltà delle alpestri posizioni.


Il 158° rimasto a Kambresco partecipa, come unità di riserva e agendo dimostrativamente verso q. 588 (S. Lucia), alle azioni che il IV Corpo d’Armata svolge, dal 14 agosto al 30 settembre, contro Tolmino.


 Alla ripresa delle operazioni offensive di autunno (18 ottobre), la brigata Liguria è dislocata col comando, il 157° e l'11° reggimento bersaglieri nella zona Vrata — Vrsik alla dipendenza della 33a divisione, ed il 158° nella zona di Ronzina, a disposizione del comando della 7a divisione.
 Il 157° fanteria svolge durante tale periodo esclusivamente azione dimostrativa e ricognizioni di pattuglie in direzione di Veliki — Lemez e Pl.za Grebenom. Il 158° opera contro le posizioni di S. Maria e S. Lucia di Tolmino, riuscendo soltanto a creare ed a rinforzare delle parallele di approccio verso le ben difese posizioni avversarie; dopo tali azioni si trasferisce dal 3 al 7 novembre, nella zona di Luico (nord di Caporetto), ove non viene impiegato perchè in quarantena per grave epidemia colerica. Il 157° intanto, rimasto nella zona: Vrata — Vrsik, ha compiti dimostrativi e di appoggio ad altre unità della divisione speciale operante per la conquista dello Javorcek e del costone del Vrsik. Le operazioni hanno sosta il 14 novembre per l’inclemenza della stagione e la resistenza che il nemico, appigliato all’aspro terreno, oppone con tenacia. Ripresi gli attacchi con gli stessi obbiettivi il 17 novembre, hanno termine il 10 dicembre con scarsi risultati. Il 14 il 157° si riunisce al 158° nella zona di Luico. La brigata ha finora sofferto le seguenti perdite: ufficiali 28 e uomini di truppa 985.

 


 

Tonello Marcello di Giovanni

 
I caduti della Grande Guerra-Tonello Marcello

Tonello Marcello compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Tonello Marcello

di Giovanni
Nato a Monzuno nel 1896, dimorante a Monterenzio

soldato della 7° Regg. Alpino
disperso sul campo il 13 dicembre 1917.
Colono.
Celibe.

 


 

Varani Umberto di Leopoldo

 
I caduti della Grande Guerra-Varani Umberto

Varani Umberto compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Varani Umberto

di Leopoldo
Nato a Monterenzio nel 1883, dimorante a Monterenzio

soldato del 7° Regg. Fanteria
morto per malattia in prigionia in Austria il 21 settembre 1918.
Colono.
Ammogliato, lascia quattro orfani.

 


 

Zanarini Luigi di Giuseppe

 
I caduti della Grande Guerra-Zanarini Luigi

Zanarini Luigi compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Zanarini Luigi

di Giuseppe
Nato a Monterenzio nel 1885, dimorante a Monterenzio

soldato della 206° Regg. Fanteria
morto per ferite sul campo il 14 maggio 1917.
Colono.
Ammogliato, lascia quattro orfani, un maschio e tre femmine.

 


 

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